Presentazioni & Piazzisti

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Da quanto tempo esistono le presentazioni dei libri? Non ho dati precisi al riguardo, ma probabilmente da tanto, forse da sempre. Tuttavia, ho la netta sensazione che negli ultimi anni il numero incalzante di questi eventi letterari sia cresciuto a dismisura. Forse prima non ero abbastanza attento e non ci avevo fatto caso e solo ora me ne accorgo per via che nella mischia, adesso, ci sono anch’io. Mio malgrado: non è che mi solletichi poi tanto l’idea di fare presentazioni del mio libro. Eppure, eccomi qua ad annunciare che prossimamente, di presentazioni di In Bianco, ce ne saranno e ne darò tempestiva notizia su queste pagine. Cos’è successo?

Innanzitutto chiarisco che non mi sono mai sentito a disagio a parlare in pubblico o a salire su un palco. Non è questo che non mi piace delle presentazioni. Il punto è che, a mio avviso, lo scrittore in quelle occasioni diventa un piazzista: né più, né meno. Un piazzista che cerca di vendere la propria immagine e la propria merce – il suo libro. Non che questo sia un crimine, ma preferisco lasciar da parte fantasie culturali e chiamare le cose col loro nome.

Forse sono troppo cinico. Di certo ci saranno autori ai quali piace parlare della propria opera e lo fanno con sincera passione di comunicare coi lettori, di scambiare opinioni e idee. Chissà. Però non è questo il punto. Il punto è: perché si fanno così tante presentazioni, specie considerando che alla maggior parte di queste non ci va quasi nessuno?

Il motivo è: vendere. Se oggi c’è più necessità di un tempo di questo sistema dell’autore-piazzista per vendere libri è per via di due ragioni, due facce della stessa medaglia: la diminuzione cronica dei lettori e l’aumento del numero delle opere pubblicate.

Gli Italiani leggono sempre meno (come conferma l’ISTAT): ci sono sempre meno lettori e, tra questi, i cosiddetti lettori forti (che leggono cioè almeno un libro al mese) sono una minoranza, meno di uno su sette. In questa situazione – sembra un paradosso – si pubblicano invece sempre più opere, delle quali però si stampano meno copie (come si vede qui). Come dire: buttiamo fuori un mucchio di roba diversa, da qualche parte si riuscirà a sbucare.

Comprensibile strategia: è sempre meglio affidarsi a più prodotti per vedere se almeno uno riesce a farsi largo nel mare magnum del mercato e comincia a navigare con la propria vela, piuttosto che ancorarsi a pochi nomi e titoli che potrebbero colare a picco tutti quanti. Ho l’impressione però che ciò non paghi sempre e che oggi, con l’inflazione di titoli che c’è in giro, contribuisca a creare dispersione e disorientamento, oltre a problemi di qualità.

La mia limitatissima esperienza di questi mesi in attesa dell’uscita del romanzo ha compreso l’incontro con diversi librai che, tutti, mi hanno chiesto con una luce tragica nello sguardo se ero in grado di portare un po’ di gente in libreria in occasione della presentazione. Presso una bella biblioteca comunale mi è stato detto che a uno degli ultimi eventi che avevano organizzato il pubblico era stato di quattro (4) persone. So che, per converso, ci sono autori affermati che riempiono le sale, ma ovviamente non è questo il caso degli esordienti (a meno che, forse, non si siano guadagnati una qualche notorietà in altri campi, preferibilmente irrilevanti ma discussi e di moda sui social network).

Insomma, con tutti questi bei discorsi, comunque, eccomi qua a entrare nell’ordine d’idee di vestire i panni del piazzista. Uno speciale, che si chiama scrittore, uno che deve poter parlare in bell’italiano – con qualche sfumatura dialettale a mestiere nei punti giusti per colorire le frasi destinate alla captatio benevolentiae dei presenti – e indurre qualcuno a sborsare i propri soldi per acquistare il suo libro – e magari trasformare quel momento in qualcosa d’importante per lui.

Perciò, ecco, lo dico subito: anche le mie presentazioni saranno quelle d’un piazzista. Potranno essere migliori o peggiori, ma nelle motivazioni di fondo non saranno diverse da quelle di tutti gli altri.

Ci vediamo alla prossima, se vi va. Sarete i benvenuti.

mb

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